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Ancora negli anni di studio aveva stabilito la sua residenza a Pesaro e da lì visse con trepidazione le traversie della guerra che imperversava nei suoi luoghi natii. Riccardo-zandonai_11La convinta adesione alla causa irredentistica gli aveva cagionato l’accusa di alto tradimento da parte dell’Austria e la relativa confisca dei beni. Nel 1916 sposò la cantante Tarquinia Tarquini, che aveva conosciuto ai tempi di Conchita.
Nel corso degli anni, pur mantenendosi stabilmente nella città adriatica, frequentò regolarmente il Trentino, dove coltivava un giro di amicizie fedeli e dove spesso trovava ispirazione per i suoi lavori.
Il critico romano Nicola D’Atri divenne in quegli anni il suo amico più fidato, nonché ascoltatissimo consigliere e attento organizzatore della sua vita artistica. Fu lui ad aggregare a Zandonai il poeta e librettista Arturo Rossato creando un sodalizio artistico che durò per i successivi vent'anni.
Il primo risultato fu l’opera Giulietta e Romeo (1922, da Luigi Da Porto), con la quale Zandonai intese tornare a un’idea più tradizionale di melodramma in modo da offrire al pubblico occasioni di entusiasmo e di commozione. Più ambiziose le finalità dei Cavalieri di Elebù (1925, da Lagerlöf), di soggetto nordico, che mise in evidenza uno Zandonai nuovo, più introverso e austero, ma sempre abilissimo evocatore di atmosfere nonché, in questo caso, efficace movimentatore di masse corali.
Con la successiva opera Giuliano (1928, da Jacopo da Varagine) aderì alla voga delle opere di carattere mistico che tanto seguito stavano avendo in Italia; poi tornò alle atmosfere spagnole della gioventù con la drammatica Una partita (da Dumas padre) e la comica La farsa amorosa (da Alarcón), uscite entrambe nel 1933.

 



 
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