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L’oggettiva crisi dei teatri pose Zandonai, come la maggior parte dei suoi colleghi in Italia, alla ricerca di altre strade e così si indirizzò verso la composizione di pezzi sinfonici e cameristici e la direzione d’orchestra, poi anche verso la musica di commento per il cinema. La sua produzione sinfonica, le cui origini risalgono agli anni giovanili, si espresse tipicamente nella forma del poema sinfonico di matrice tardoromantica, con titoli che richiamano spesso immagini native rivissute nostalgicamente (Primavera in Val di Sole, Autunno fra i monti, Quadri di Segantini, Rapsodia trentina, ecc.). Ha all’attivo anche musica concertante, dal Concerto romantico per violino a Il flauto notturno, al Concerto andaluso per violoncello, che era un dei suoi strumenti prediletti. Né vanno dimenticate le moltissime liriche vocali da camera, la produzione corale sacra e profana, le composizioni per banda.

Riccardo-zandonai_12Ai tempi in cui era direttore del Conservatorio di Pesaro compose il suo ultimo lavoro: il Trio-Serenata. Da tempo si portava dietro un’opera, poi chiamata Il bacio (da Keller), che alla sua morte rimarrà incompiuta del terzo atto. Morì sfollato al convento francescano di Mombaroccio, dopo che la sua casa gli era stata requisita da un comando tedesco. Nel 1947 la salma fu trasportata a Rovereto e collocata con tutti gli onori nel cimitero di Borgo Sacco.
Le opere e i giorni di Zandonai sono oggetto di studi che si sono singolarmente intensificati nell’ultima quindicina di anni, culminando nella recente costituzione, a Rovereto, di un Centro Internazionale di studi intitolato al suo nome. L'altro organismo cittadino a lui dedicato, denominato Laboratorio Permanente R. Zandonai, sta attualmente portando a compimento la divulgazione del vastissimo carteggio intrattenuto da Zandonai con D’Atri, Rossato e molti altri personaggi della sua epoca.



 
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