«Chi non è passato in queste situazioni, non può immaginare quanto abbiano contato le attività intellettuali ed artistiche nei Lager, infondendo una forza morale, una preziosa stimolazione di energie e di nuove prospettive. Per questo Maggioli, così pieno di vita e di entusiasmo, professore di musica, riunì gruppi di giovani ufficiali degli Alpini per cantare in coro, o suonava egli stesso per chi amava la musica su un pianoforte in una remota baracca dove si diceva la Messa. Per questo si organizzavano dizioni di poesia, recite teatrali. Guareschi col suo estro satirico infondeva buon umore. Io stesso, che fin dall’inizio perseguivo l’idea di fornire a tanti giovani ignari, i fondamenti e i valori della democrazia, iniziai il 20 gennaio [1944] un regolare ‘Corso di cultura politica’ e dibattiti nelle varie baracche, con effetti che mi confortarono».
Così rievoca Bruno Betta, prestigioso insegnante a Trento e animatore di una resistenza morale dei militari prigionieri nella Germania hitleriana. Pietro Maggioli (1907-1963), nato a Milano, formatosi a Pesaro, fu insegnante presso l’Istituto Magistrale di Rovereto dal 1941-42 al 1952, segnalandosi da subito per la sua capacità di trasmettere amore per la musica. Nei campi di prigionia degli ufficiali questa attitudine si tradusse in un’attività instancabile di esecuzione e di composizione, nell’ambito liturgico come in quello dei ritrovi di spettacolo che pure in situazioni di rigida detenzione si riuscì a realizzare. A questo aspetto comunitario, a questa resistenza senz’armi è dedicato l’incontro che si concluderà con l'esecuzione di alcuni brani. Alla musica di Maggioli e di altri compositori in prigionia sarà dedicato interamente, nell’intenzione dei soggetti promotori, un secondo appuntamento previsto per il prossimo anno.
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